Io leggo molto. Sono una lettrice famelica, adoro leggere. Ma sono anche un’appassionata di serie tv, film, videogiochi e anime. Per questo, da quando ho aperto questo blog, ho iniziato a pensare
<<Chissà quanti personaggi plusdotati riesco a trovare>>
Questo mi ha dato lo stimolo a fare qualche ricerca, riguardarmi vecchie serie che ho divorato in passato, cercando una chiave di lettura differente per alcuni dei protagonisti delle varie storie. Il che poi ha portato a schemi su schemi, frecce collegate sulle pareti, libri ovunque sparsi per casa, Netflix pieno di film e telefilm a metà.
Mi sono divertita un sacco a stilare questa lista. Ovviamente, piccolo disclaimer, si tratta di una lista puramente personale. Ho dovuto tenere di conto il fatto che nessun personaggio plusdotato sia davvero tale: dato che la plusdotazione solo adesso sta sbocciando, come ambito di studio e interesse, questi personaggi nati nel passato non sono stati approfonditi realmente come plusdotati.
Però sono sicuramente personaggi ben scritti, con un’introspezione fatta molto bene e che ci permette di avere qualche orientamento quando cerchiamo di trovare un personaggio di questo genere nei nostri libri/film/cartoni animati.
Concludo, e poi passo direttamente alla lista, avvertendo di possibili spoiler.
Iniziamo!
Dodici personaggi intelligenti a confronto
Sherlock Holmes (Benedict Cumberbatch) e Sherlock Holmes (Robert Downey Junior)
«Tutto. Questa è la mia condanna»
Sherlock Holmes, si sa, è un personaggio rimasto nella storia per la sua intelligenza e la sua sagacia. Dal figlio di Arthur Conan Doyle sono nati non solo innumerevoli film e serie tv, ma anche i protagonisti di altre storie, come Patrick Jane di “The Mentalist”.
Ma nelle due rappresentazioni che abbiamo avuto per la BBC, col magistrale Benedict Cumberbatch, e per il grande schermo, grazie al favoloso Robert Downey Junior, si hanno seconod me le due storie più interessanti del Detective di Baker Street.
Sherlock è un personaggio complicato e complesso, che sorprende per le sue intuizioni, certo, ma anche e soprattutto per la sua immensa fragilità emotiva.
Sembra un uomo tutto d’un pezzo, che giudica gli altri prima ancora di averci parlato, ma anche solo dal suo rapporto con John Watson si può evincere il modo in cui vive la sua emotività interiore. Cumberbatch e Downey Jr. hanno, a loro modo, dato due differenti interpretazioni del personaggio di Sherlock.
Il primo, attore nato a teatro, di cui si vede l’eredità nell’interpretazione della serie tv, ha dato a Sherlock un taglio più sociopatico. Il suo Sherlock ha tratti molto più simili ai disturbi dello spettro autistico, cosa che si nota ad esempio nel rapporto con Molly, o in quello con l’ispettore Lestrade. Ha una costante ricerca di stimoli mentali, le sfide che non reputa alla sua altezza le evita, è schiavo di quella ricerca tipica di un plusdotato che si annoia, ma alcune frasi che lui dice durante la serie (ad esempio quando afferma che tende a dimenticare le notizie che non gli interessano e che sono inutili) mi fanno pensare a lui come un neurodivergente che appartiene, per l’appunto, allo spettro autistico. Detto questo, per inciso, io amo la sua interpretazione. “I am Sherlocked” è stato il mio wallpaper preferito per diversi anni.
Caso leggermente differente per lo Sherlock di Downey Jr., ad oggi forse il personaggio plusdotato più simile alla realtà che abbia incrociato. Downey Jr. ci dà l’esempio di uno Sherlock molto più sociale. Sempre arrogante, presuntuoso, sicuro di sé, ma la sua vita personale si incrocia con quella di molti personaggi ai quali lui si lega più o meno fortemente. Un esempio in Irene Adler, con cui ha una relazione sessuale esplicita, mentre lo Sherlock di Cumberbatch si sente in difficoltà perfino a sfiorarle la mano.
Questo Sherlock si annoia tanto che, durante un delirio di apatia, ha studiato il movimento di risposta di un gruppo di mosche alle scale musicali pur di fare qualcosa e occuparsi il cervello. Non solo: in più situazioni sottolinea come la sua enorme sensibilità agli stimoli sensoriali sia una maledizione: i suoni forti gli fanno perdere la concentrazione, da un odore riesce a capire quali elementi compongano una sostanza, con gli occhi riesce a scannerizzare velocemente tutte le persone in una stanza.
I due Sherlock si differenziano per poche, limitate differenze. Sono entrambe ottime rappresentazioni di cosa sia la neurodivergenza. Certo, romanzate e in parte estremizzate, ma comunque molto ben fatte.
E, se non vi siete visti i film e la serie della BBC, vi invito a recuperarli subito!
Light Yagami e L
Questi due personaggi me li avete richiesti in moltissimi. Io stessa li uso spesso come esempio quando mi domandate qualcosa rispetto alle neurodivergenze.
Death Note probabilmente è uno degli anime più belli degli anni 2000. Non è un racconto scontato, i due protagonisti si scontrano sul piano intellettuale, come in una grande scacchiera, mossa e contromossa, nel cercare di essere sempre un passo avanti all’altro.
Ma, come nel caso dei due Sherlock, rispetto al loro rapporto con l’intelligenza ci sono delle differenze.
Light è un adolescente intellligente e carismatico. Odia le altre persone poiché sono corrotte, il mondo stesso lo è e, nonostante la sua intelligenza, non riesce ad essere soddisfatto della vita che vive. Vediamo, nel corso delle puntate, come Light senza Death Note sia in realtà un filantropo, che combatte contro Kira, per la giustizia. Non solo: Light, anche se non sembra, è molto empatico. Per lui, leggere gli altri è facile, tanto che riesce a far aprire alcune persone, che diventano suoi complici o sue vittime. Pur se declinato in una luce negativa, questo rende Light una persona profondamente emotiva, attenta, acuta.
Probabilmente questa è la differenza maggiore con L: quest’ultimo, infatti, si ritrova spesso a discutere con gli altri poiché non riesce (o non vuole) capirli. Come nel caso precedente, abbiamo due personaggi estremamente intelligenti, tanto che fino all’ultimo non si capisce chi sia avanti, chi stia vincendo. Ma sono L non riesce ad avere quell’empatia che invece Light ha, che in generale, di solito, un plusdotato ha. Per questo ero incerta se inserirlo in questa lista.
Light si annoia, ricerca stimoli e sfide, quando gli viene data l’occasione diventa crudele e spietato, schiavo di quell’adrenalina che gli esplode dentro ogni volta che sfida L, o chi per lui. L, similmente, anche se trova deplorevole e inaccettabile ciò che fa Kira, trova nella sfida contro di lui uno stimolo.
Entrambi sono infantili, e schiavi delle proprie emozioni: quando si arrabbiano, non riescono a ragionare come dovrebbero, trasportati da un sentimento di frustrazione e ira che non sanno e non riescono a controllare. Esattamente come un plusdotato, tendono a rimanere incastrati in quel vortice di emotività che ci contraddistingue.
Non solo: sono così intelligenti che, alla fine, sono da soli. Al contrario di Sherlock, che comunque ha una rete di relazioni, sia Light che L sono due singoli che lottano in autonomia, ritenendo gli altri, comunque, inferiori e non adatti ad essere al loro pari. In un modo distorto, riconoscono l’uno nell’altro l’unica persona realmente al pari e forse anche per questo la loro sfida è così emozionante.
Light e L sono la visione distorta di un plusdotato, personaggi di un universo in cui qualsiasi mezzo è giusto per arrivare alla meta, ma ritraggono sicuramente alcuni comportamenti esplicativi di questo tipo di condizione.
Gregory House e Cal Lightman
Che dire, di Gregory House ne avevo ampiamente parlato in questo articolo, in cui analizzavo il concetto di intelligenza che la serie ci passa in alcuni episodi. House mi piace moltissimo, anche se trovo il suo lato autodistruttivo troppo accentuato, estremizzato. Non sarà comunque, l’ultima volta che lo prenderò in esame come caso di studio.
Ma in questa sede voglio metterlo a confronto con un altro luminare del mondo delle serie tv, ovvero Cal Lightman, protagonista di Lie to me.
Ho visto entrambe le serie recentemente e ho trovato moltissimi punti d’incontro tra i due personaggi. Entrambi enormemente intelligenti, curiosi, sempre alla costante ricerca di qualcosa in più, sono due protagonisti dai contorni indefiniti, posti in una zona grigia tra il bene e il male.
House è un personaggio difficile da inquadrare, e ha le caratteristiche di un plusdotato medio: curiosio, annoiato rispetto alle istituzioni e ad alcune figure autoritarie, emotivamente incapace di gestire le proprie sensazioni, per tutta la sua vita si è sentito profondamente solo, distante da tutti coloro che lo circondano.
Similmente Cal, che in un episodio dice esplicitamente di fidarsi realmente solo di tre persone.
Entrambi sono incapaci di mantenere una relazione sana con gli altri, rimbalzando di relazione sbagliata in relazione sbagliata, alla ricerca di comprensione e accettazione. Purtroppo, per Cal non sapremo mai se questa arriverà alla fine: la serie fu interrotta dopo pochi episodi della terza stagione, lasciandoci con l’amaro in bocca per alcune sottotrame rimaste aperte.
Le intelligenze di House e Cal si basano su un principio di base che, parlando con molti plusdotati, ho visto come caratteristica generale: la mancanza di fiducia nel prossimo. “Tutti mentono”.
Partnendo da qui, House ha deciso di diventare medico, sfruttando questa caratteristica, la sua spiccata intuizione, la sua capacità di notare qualsiasi dettaglio per curare il prossimo, ponendo il suo rapporto con i pazienti su un piano prettamente razionale, allontanandosi così dal rischio di rimanere ferito per una morte o una delusione. Caratteristica estremamente diffusa tra plusdotati.
Cal, invece, ha deciso di accentuare ancora la sua capacità empatica, divenendo uno specialista di emozioni umane, di lettura dell’altro. Ha messo al servizio delle persone questa peculiarità, avendo però anche lui stesso un problema a rispettare regole e istituzioni che non comprende e di cui non condivide la morale.
House e Lightman sono entrambi personaggi scritti per intrigare ed essere affascinanti, grazie al loro carisma e a questa loro intelligenza, emotiva e logicorazionale, che li rende due personaggi plusdotati che io, personalmente, amo alla follia.
Albus Percival Wulfric Brian Silente e Hermione Jane Granger
Probabilmente, Silente ed Hermione sono i due personaggi più intelligenti di tutta la saga di Harry Potter. Sono acuti, svegli, estremamente sensibili e corretti (almeno fino a un certo punto).
Silente è un uomo allegro e curioso, che si contraddistingue per un acume raro. Lui stesso dichiara che “Le mie supposizioni di solito sono buone”. Bambino prodigio, ragazzo prodigio, quando la sua intelligenza e la sua creatività si sono viste bloccate a causa della situazione familiare che si era venuta a creare dopo la morte della madre, la frustrazione ha preso il sopravvento, mostrandolo per come era: un ragazzo come tanti altri, schiavo delle proprie emozioni. Talmente schiavo, da cercare qualsiasi mezzo pur di liberarsi del peso di quelle catene. Nell’ultimo capitolo che vede protagonista Silente, “King’s Cross”, si ha davanti una persona finalmente umana, che mostra le sue emozioni e mostra soprattutto come siano state quelle stesse emozioni a farlo sbagliare negli anni: l’amore per Harry, il bisogno di fuggire e lasciar esplodere la sua intelligenza per spiccare in mezzo agli altri, l’affetto verso Grindelwald. A un certo punto Silente ammette che la sua stessa bramosia di gloria, la bramosia che veniva da quella sua mente così veloce, superiore a quella dei coetanei e degli amici, lo spaventava. Dopo la morte di Ariana, Silente decide che utilizzerà il suo cervello e le sue capacità solo per il bene, rifiutando ruoli come quello di Ministro della Magia per paura che le sue emozioni potessero prendere di nuovo il sopravvento, portandolo a fare scelte sbagliate sull’onda dell’emotività.
Cosa differente per Hermione: nata babbana, la strega più intelligente di tutti, con una morbosa attrazione per lo studio e per qualsiasi cosa si possa imparare, Hermione mostra più i caratteri di una persona estremamente acuta, ma non mostra tutti quelli di un plusdotato. Per quanto sia razionale ed empatica, infatti, Hermione non sembra schiava di quella ricerca spasmodica di stimoli che invece un plusdotato medio ha. La sua tendenza allo studio, infatti, non è dettata da una necessità di “fregare il cervello tenendolo attivo”, quanto da una curiosità intrinseca del personaggio. Per fare un esempio pratico, nei mesi in cui Harry, Ron ed Hermione vagano per l’Inghilterra alla ricerca di Horcrux, Hermione non lamenta mai noia o apatia. Fa quello che fanno gli altri, semplicemente leggendo un po’ di più.
Va detto che dubito che J.K.Rowling abbia immaginato i propri personaggi come neurodivergenti, per cui potrebbe anche essere a causa di questo che Hermione mostra alcuni segni di plusdotazione, pur non mostrandoli tutti.
A differenza, invece, di Silente, che in più occasioni afferma che il suo cervello lavora sempre, incessantemente, tanto da tenerlo sveglio anche di notte.
Sono comunque due personaggi estremamente interessanti da studiare e da approfondire quando si cercano personaggi plusdotati nel mondo letterario.
Tony Stark e Doctor Strange
«Un genio, miliardario, playboy, filantropo»
«Inutili?!»
Mi viene il dubbio che gli stessi Robert Downey Jr. e Benedict Cumberbatch siano plusdotati, è la seconda volta che non solo si presentano in questa lista ma che sono anche messi a confronto.
Intacchiamo l’MCU, stavolta, e prendiamo in esempio Tony, un genio (per sua stessa ammissione) con la passione per la robotica e l’IA, e Stephen, chirurgo di fama internazionale. Entrambi sono parte del gruppo degli Avengers, i Vendicatori, e li vediamo uniti sullo schermo durante la lotta contro Thanos.
Tony è arrogante e incredibilmente sicuro di sé, ma nonostante questo si prodiga in più modi per la salvezza dell’universo. Vediamo come, oltre a una ricerca spasmodica sempre di nuove soluzioni per il futuro, Tony sia spesso schiavo delle sue emozioni. Lo vediamo, ad esempio, durante il secondo film della trilogia di Iron Man, quando la sua frustrazione finisce per farlo diventare un alcolizzato che si presenta ubriaco perfino sul palcoscenico; lo vediamo quando si arrabbia con Capitan America perché non lo ascolta, lo vediamo nel rapporto con Pepper, che spesso lo mette a dura prova nel rimanere razionale e concentrato, impaurito di perderla per sempre. Tony ha contorni caratteristici di un plusdotato, una persona sicura di sé almeno fin quando non si scontra con il proprio essere umano, con i suoi errori, con le sue debolezze.
Strange ha caratteristiche molto simili. Anche lui estremamente arrogante, supponente, tratta gli altri come se valessero meno di lui perché meno intelligenti. Almeno fin quando la sua intelligenza non serve più a niente e lui è costretto a rivedere tutta la sua vita, cercando una nuova motivazione per andare avanti. Quando la sua strada si incrocia con quella dell’Antico e viene accolto a Kamar-Taj, ritrova finalmente la voglia di vivere grazie non solo alla promessa di riacquistare completamente l’utilizzo delle mani ma anche grazie al lavoro che fa, che gli tiene il cervello impegnato. Studia di giorno e studia di notte, e ne vuole sapere sempre di più sempre ancora un po’. Le imposizioni non vanno bene, rompe le regole per studiare anche insegnamenti proibiti che non dovrebbe neanche conoscere.
Tony e Strange hanno esplicitamente tratti della plusdotazione, pure se manifestati in modi leggermente differenti, ed è per questo che ho deciso di inserirli in questa lista.
Stewie Griffin e Lisa Simpson
E siamo finalmente alla fine!
Di Stewie ho parlato ampiamente in questo articolo, approfondendo quella che io chiamo affettuosamente la “Sindrome di Stewie Griffin”. Ma, come per Dottor House, scomodo ancora una volta la figura di questo personaggio per approfondirlo leggermente.
Stewie ha un anno, ma probabilmente è il personaggio più adulto di tutta la serie dei Griffin. Sarcastico, intelligente, malefico, ma emotivamente fragile, in molte occasioni notiamo come Stewie si senta profondamente solo, distante rispetto alla sua famiglia e ai suoi coetanei. Ha bisogno di sapere più cose di tutti, di inventare più cose di tutti, di sentirsi più potente di tutti, ma contemporaneamente sa che la sua è una vita solitaria. L’unico amico che ha, anche se non lo considera un suo pari, è Brian, con cui molto spesso si trova a scontrarsi a causa delle loro visioni differenti della vita. Stewie è infantile e molto spesso agisce nell’impeto dell’emozione, creando paradossi temporali e caos nel mondo a causa delle sue manie di protagonismo, ma, anche se estremizzato, ricalca molto bene la sensazione di vivere con un cervello plusdotato. Contemporaneamente voglia essere riconosciuti per i nostri meriti, ma vogliamo anche sentirci meno soli; vogliamo spiccare, ma vogliamo che gli altri ci vedano anche per come siamo dentro, per la nostra fragilità emotiva e sensitiva.
Lisa, molto più di Stewie, ci dimostra come la fragilità emotiva sia ciò che poi ci blocca di fronte al mondo. In molti episodi Lisa, genio di casa Simpson, studiosa, colta, con molti hobby, attivista vegetariana, ci mostra un suo lato sensibile, che si sente solo e abbandonato. Quando teme di diventare come il padre, stupida e ubriacona, all’improvviso la sua vita si distrugge. Se non è intelligente, allora non è niente. Similmente, quando si mette a confronto con situazioni più sfidanti di quelle che già conosce, passando dalla terza alla quarta elementare in un giorno, le sale il panico, l’ansia, ha paura di non essere più la più e quindi se non è la più intelligente chi è Lisa Simpson?
Entrambi questi personaggi vivono la propria intelligenza in una zona grigia di soddisfazione e insoddisfazione, rendendosi conto nitidamente come sarebbe più facile per loro se fossero stupidi come i propri genitori. La loro vita è costellata di persone che vivono bene poiché limitate nella mente. Nessuno, oltre a loro, si fa domande esistenziali sulle conseguenze delle azioni, vivono tutti come se niente avesse conseguenze mentre loro entrano in paranoia per qualsiasi cosa. Esattamente come un plusdotato che spesso pensa “vorrei poter essere meno intelligente per vivere meglio”.
Essere plusdotato
Abbiamo finito! Se siete arrivati fino a qui, complimenti per la pazienza: io avrei mollato molto prima.
Come dicevo all’inizio, mi sono divertita moltissimo a scrivere questo articolo, a lambiccarmi il cervello per cercare personaggi che più o meno ricalcassero ciò che intendo io per plusdotato.
Questa lista voleva dare qualche idea alle persone che mi chiedono “Ma essere plusdotato cosa significa?”. Facciamo meno fatica ad immaginarsi una descrizione se riusciamo a focalizzare qualcuno con quelle determinate caratteristiche, e ho selezionato quelli che riuscivo a ricollegare a determinati tratti.
Il punto in comune di tutti questi personaggi è la contraddizione. Siamo un continuo di paradossi, solitari e sociali, maturi e infantili, con una morale estrema ma contemporaneamente con un’insofferenza spiccata verso l’autorità e le regole, razionali ed emotivi, forti ma delicati. Siamo complicati e complessi, e per questo difficili da inquadrare.
Spero che questo “piccolo” articolo vi sia piaciuto, e vi chiedo: voi quali personaggi plusdotati avete incrociato nella vostra vita?






