Lo small talking è un discorso informale in cui non si parla fondamentalmente di niente.
“Hai visto che fuori piove?”. “Eh, questi giovani d’oggi”. “Non esistono più le mezze stagioni”.
Per capirsi, il soggetto medio che fa small talking è Franz sulla panchina, che vuole forzatamente parlare di qualcosa per riempire il silenzio anche se non ce n’è bisogno. Il plusdotato medio, invece, è Ale, che si scoccia perché quelle chiacchiere sono completamente inutili, e lui vuole solo leggersi il giornale e godersi la pace del silenzio di un parco.
Ho iniziato a pensare a questo articolo qualche giorno fa, mentre ero in auto insieme a due persone. Una di queste non faceva che parlare. Del tempo. Venti minuti di viaggio e per venti minuti abbiamo parlato solo delle nuvole, del caldo, del fatto che le mezze stagioni non esistono più e si stava meglio quando si stava peggio, e inserire cliché.
Ho fatto più fatica a tollerare quei semplici venti minuti che un’intera lezione di fisica astronomica. E io non ho mai fatto fisica astronomica.
Ma mi è venuto il dubbio se fosse un problema solo mio, oppure se in generale i plusdotati tollerano poco le chiacchiere inutili. Quindi, come sempre, ho parlato anche con altri plusdotati e ho cercato di tirare le somme.
Il bisogno del plusdotato di arrivare al punto
Come ho già detto qui, il plusdotato è impaziente per definizione. Non è impossibile ma è decisamente molto raro trovare un plusdotato che fa qualcosa senza un obbiettivo. La famosa frase “esci e cammina senza pensare” è totalmente inapplicabile a un plusdotato medio, che sente sempre la necessità di trovare un fine ultimo alle proprie azioni.
Per questo motivo, oltre al fatto che è di base abituato a starsene da solo, il silenzio non è un problema per lui, che anzi apprezza il potersi concentrare sui propri pensieri senza troppe distrazioni.
Il punto è che fare qualcosa che dal nostro punto di vista non ha senso ci esaurisce fisicamente. Personalmente trovo più difficile e stancante parlare con qualcuno del niente che sostenere un esame, perché nonostante l’ansia e lo stress in quest’ultimo trovo un obbiettivo (la laurea, il voto, un certificato), ma nelle chiacchiere vuote non vedo motivazioni. Se devo parlare solo per riempire un silenzio che comunque non mi dà fastidio, allora posso star zitta.
Il problema nasce nelle situazioni sociali, ovviamente, all’interno delle quali le chiacchiere pro forma sono all’ordine del giorno.
Ovviamente si tratta di situazioni limitate, in ambito lavorativo, talvolta familiare, ma il punto è che comunque è una cosa intollerabile per me, che sono plusdotata.
Mi ritrovo a pensare, mentre il mio interlocutore mi rovescia addosso parole che considero stupide e piene di frasi fatte, che in quel momento potrei fare qualsiasi altra cosa molto più interessante e costruttiva che parlare con lui/lei/loro. Cerco di focalizzarmi su ciò che mi viene detto ma spesso proprio non riesco, e il mio cervello semplicemente si spegne lentamente, lasciandomi cadere in uno stato di apatia e noia.
E la noia per un plusdotato, come abbiamo ampiamente spiegato qui, equivale alla morte cerebrale.
Small talking e neurodivergenza
Ho chiesto ad alcuni amici plusdotati, e anche ad alcune persone che mi seguono su Facebook e Instagram, per capire se questo disturbo fosse mio e basta (cosa non da escludere, considerando sia la mia paranoia che la mia ansia sociale). Sono quasi felice di sapere che non sono sola in questo disagio.
Ho scoperto che, in generale, chi fa parte dello spettro neurodivergente, quindi non solo plusdotati ma anche chi ha un disturbo dello spettro autistico ad esempio, non comprende mai fino in fondo alcune imposizioni sociali.
Lo small talking è una di queste. Essere forzatamente cortesi, in una finzione contiua nella quale nessuna delle parti realmente è interessata al pensiero dell’altro, risulta una pratica totalmente incomprensibile al neurodivergente medio. Noi siamo esseri umani estremamente pratici, razionali, focalizzati. Una cosa ha una ragione: se non ce l’ha, è una cosa inutile.
O almeno, evitabile.
Il motivo per il quale i neurodivergenti molto spesso sono più a loro agio con altri neurodivergenti passa anche da questo tipo di imposizioni sociali. Con una persona che non parla solo per parlare, giusto per riempire il silenzio, si trovano meglio. Non devono fingere, non devono sforzarsi di fare qualcosa che non fa parte del loro modo di pensare: possono rilassarsi e quindi riescono a tranquillizzarsi.
È come se il neurodivergente avesse delle costruzioni sociali autonome, che comprende solo lui. Voi come vivete questo tipo di situazione sociale? Trovate che sia un costrutto difficile da comprendere oppure la cosa non vi tange?







