La costante ricerca di stimoli è una caratteristica base di un soggetto plusdotato.
Dato che il nostro cervello lavora velocemente, altrettanto velocemente riusciamo ad annoiarci.
I nostri pensieri, in pochissimo tempo, riescono ad andare da “voglio studiare un nuovo strumento musicale” a “voglio imparare a costruire una chitarra” a “voglio imparare a verniciare una parete” a “voglio imparare l’astrofisica per andare sulla Luna”.
Pensieri in movimento, sempre, in un perpetuo moto che non si ferma mai e che ti impedisce di annoiarti, o almeno ci prova. Forse è più corretto dire che disperatamente cerca di non annoiarsi, ma non sempre ci riesce.
Ma perché?
L’overeccitabilità psicomotoria di Dabrowski
Secondo le cinque overexcitability di Dabrowski, nello specifico nella Psychomotor overexcitability, il soggetto plusdotato ha bisogno di muoversi molto, di sfogare questa iperattività (se così vogliamo chiamarla).Quindi, quando ci annoiamo, capita spessissimo che cerchiamo sfoghi con il movimento del corpo: ci mangiamo le unghie, ci tocchiamo i capelli, muoviamo gli arti, e così via. Una evidenza di questo è anche la velocità del parlato di un plusdotato, che tende ad essere quasi nevrotico quando si tratta di esprimersi, gesticolando molto e parlando velocissimo.
Non stiamo mai fermi.
Questo ci serve proprio come metodo di focalizzazione, infatti la stasi tende a renderci apatici e quindi improduttivi (approfondiremo questo punto in articoli futuri).
Cosa faccio io come adulta plusdotata.
Personalmente ho un sacco di tic, spesso mi dondolo, giro sulla sedia, mi mangio le pellicine, gioco coi capelli, gioco con le penne, gioco con… insomma, avete capito.
Nella mia vita mi sono annoiata molto poco. Facendo il mio percorso di introspezione, ultimamente, ho realizzato una cosa di me che ho sempre saputo ma che per qualche motivo non avevo mai realizzato che fosse atipica.
Quando avevo otto anni, studiare mi piaceva e, stranamente, mi piaceva anche andare a scuola.
La mia settimana era così suddivisa: il lunedì uscivo da scuola alle 13:30, e dalle 16:30 avevo lezione di danza classica; il martedì uscivo da scuola alle 16:30, e mi catapultavo subito a lezione di nuoto, circa fino alle 18:30; il mercoledì uscivo alle 13:30, alle 15:00 avevo catechismo, alle 17:00 avevo mini basket; il giovedì uscivo alle 16:30, di nuovo nuoto fino alle 18:30; il venerdì uscivo alle 13:30 e avevo, in fila, danza alle 16:00 e mini basket alle 18:00.
Nel fine settimana, due volte al mese andavamo da mia nonna.
In tutto questo, avevo voti altissimi, non ho mai rischiato di bocciare una volta, e spesso, anzi, finivo i compiti molto prima dei miei compagni.
Dato che questa era la mia vita, e per molti anni lo è stata (ho dovuto rallentare in terza media, per problemi di salute), finché non sono arrivata alle superiori il concetto di noia mi era quasi estraneo.
Non solo.
Nella loro incoscienza, nel loro non sapere della mia plusdotazione, i miei genitori, quando mi vedevano annoiata, mi facevano giocare con loro a giochi come Trivial Pursuit, Dama, carte, eccetera.
Con mia madre si era aperta una sfida (che ancora oggi è attiva) per vedere quando sarei riuscita a vincere qualcosa contro di lei (per inciso, credo sia successo intorno ai 15 anni).
Purtroppo, però, i tuoi genitori non ti possono salvare dalla noia per molto tempo. Prima o poi il momento in cui non hai niente da fare arriva, e, da plusdotato ti ritrovi a desiderare la morte.
Non è un modo di dire: quando la noia diventa insostenibile, ed è una cosa che succede abbastanza in fretta, improvvisamente qualsiasi cosa perde di senso e si cade in uno stato di totale apatia e inutilità. Il tuo cervello scalpita, chiede cibo, è affamato, vuole fare qualcosa, ma all’improvviso niente riesce a farti alzare dal letto.
La sensazione che si prova somiglia vagamente alla depressione, ma è più… blanda. Non è facile da spiegare, semplicemente ti sei spento, ma dentro il tuo cervello c’è qualcosa che continua a scalpitare.
Ci vuole un sacco di forza di volontà per uscire da questa stasi.
Durante il primo e il secondo lockdown mi sono ritrovata spesso ad annoiarmi.
All’improvviso le giornate si erano allungate fino all’infinito, e il fatto che per me il lavoro non sia qualcosa che mi assorbe ma sia più un riempimento non mi aiutava, anzi forse peggiorava la situazione, dato che non mi dava quello stimolo di cui avrei avuto bisogno ma, anzi, mi annoiava di più.
Una mattina mi sono svegliata e ho deciso di imparare a suonare l’ukulele; poi, il giorno dopo, volevo platinare Final Fantasy X e Final Fantasy VIII (cosa che ho fatto); improvvisamente, le librerie che avevo in casa non erano al loro posto, ed erano troppo vuote, quindi le ho spostate e ho comprato almeno 10 nuovi libri da studiare, che variavano dalla sociologia all’economia alle biografie.
E tutto questo solo durante il primo lockdown.
Durante questo secondo lockdown, invece, mi sono ritrovata con un pianoforte in casa, e una parte di me non è totalmente sicura del perché. Io non lo so neanche suonare un pianoforte, al massimo da bambina ho usato la diamonica vecchia e rotta dei miei genitori. Oltre a questo, come ho scritto anche su Instagram (seguimi su Instagram!), in barba a tutte le statistiche in casa mia ci sono ben due adulti plusdotati. Il 100% dei presenti.
Questo crea bellissime situazioni estreme in cui nessuno dei due riesce a darsi un freno, per cui se uno pensa
“Sai, vorrei imparare a suonare il pianoforte”
l’altro viene fuori dicendo
“Uh, figata, allora prendiamo un pianoforte, e anche un corso per imparare a suonare quello, la chitarra, il basso e l’ukulele”.
E giuro che non sto scherzando.
Anche da adulti, i plusdotati sono in realtà bambini che continuano a cercare giochi per riuscire a divertirsi e a riempire il tempo. In questo senso, non cresciamo mai.
E fidatevi se vi dico che in realtà non è altro che una grandissima rottura di scatole, questo perenne sentimento che qualcosa manchi.
Non avete idea di quanto vorrei annoiarmi almeno una volta nella mia vita senza desiderare di uccidermi.
Ma non si può avere tutto dalla vita e l’unica cosa positiva è che… beh… adesso ho un pianoforte.







