Anche se ribadisco che questo non è un blog scientifico sulla plusdotazione, mi piacerebbe comunque dare qualche informazione più specifica in proposito.
Insomma, non solo il mio punto di vista, ma anche quello di qualcuno un po’ più autorevole di me.
Dunque, di che cosa parlano gli psicologi nel mondo quando trattano di plusdotazione?
Recuperiamo la definizione presa da AISTAP che avevo già pubblicato qui:
«La plusdotazione è una dissincronia nello sviluppo nella quale elevate capacità cognitive ed il saper svolgere le attività con notevole intensità, si combinano per formare esperienze interiori ed una consapevolezza che sono differenti dalla norma.»
Leggendo questa definizione, ho cercato di capire cosa si intenda quando parliamo di dissincronia, intensità ed esperienze interiori e consapevolezze differenti dalla norma.
Studiando sia on-line che sui libri, possiamo trovare alcune definizioni e alcuni approfondimenti interessanti, orientati per lo più ai bambini ma applicabili a qualsiasi soggetto plusdotato.
Purtroppo, la maggior parte degli studi che si trovano sono in inglese. Questo per alcuni può essere un problema, perché non tutti parlano o capiscono le lingue straniere. Fortunatamente, qualche traduzione in italiano esiste on-line, ed è da lì che ho provato a prendere la maggior parte delle fonti da cui ho attinto, così da permettere a chiunque segua questo blog di verificare le fonti.
Qual è la mia tesi a fronte di quel che ho studiato?
Sono molto grata agli studi perpetrati sui bambini, che mi danno una buona base da cui partire per comprendere al meglio i problemi di un plusdotato, ma bambini ed adulti hanno necessità e insicurezze molto differenti. Questo perché un adulto, se non riconosciuto plusdotato, si sarà portato dietro tutti i problemi del bambino che fu. In questo senso, c’è una grande mancanza di informazione e per questo dovrò basarmi solo sugli studi fatti sui bambini.
Ci rivediamo in fondo a questo articolo per trarne tutte le deduzioni del caso.
Ultimamente ho scoperto alcune teorie molto interessanti riguardo alla plusdotazione, ipotizzate negli anni 60-70 dallo psicologo Kazimierz Dąbrowski, il quale associava alla plusdotazione alcune caratteristiche fondamentali: sovra-eccitabilità, divisa in cinque forme (psicomotoria, dei sensi, immaginativa, intellettuale ed emotiva), la sensibilità emotiva, l’intensità, il perfezionismo e l’asincronia (Theory of levels of emotional development).
Fondamentalmente viene fatta una prima differenziazione tra soggetti molto intelligenti e soggetti plusdotati: i secondi hanno necessità particolari e bisogno di una particolare attenzione che deve spingerli ad incanalare la loro sovra-eccitabilità, rendendola utile e non un problema.
Da quello che fin qui ho letto e compreso, le cose che differenziano un soggetto plusdotato sono fondamentalmente due: la prima, un’enorme sensibilità e quindi una tendenza ad essere ansiosi, emotivi, stressati; la seconda, un nervosismo di base che parte da una ricerca sempre continua di stimoli.
Noi plusdotati siamo particolarmente delicati, perché, come si può leggere in questo articolo, da cui ho preso spunto per leggere un po’ di libri sull’argomento, viene spiegato che tutto è molto più intenso per un plusdotato. Qualsiasi emozione, qualsiasi sensazione, qualsiasi ricerca esplode in un’intensità ingestibile. L’ansia diventa negativa, in una ricerca spasmodica di perfezionismo; l’emozione diventa ossessione, soprattutto in un contesto negativo in cui il plusdotato continuerà a farsi domande sui perché; i dubbi sono persecuzioni, fin quando non si trovano le risposte.
Talvolta mi sono ritrovata a svegliarmi la mattina che tutto era troppo e non sapevo spiegare come mai: luce, suoni, interazione con le persone.
Mentre quando andavo a scuola, e poi all’università, potevo decidere di evitare interazioni e stare per conto mio, adesso che sono adulta per me è devastante quando mi alzo per andare a lavoro, sapendo di dover mascherare i miei sintomi. Ogni cosa che mi viene detta mi porta quasi sull’orlo delle lacrime e arrivare a fine giornata diventa uno sforzo sovrumano, al punto che a sera rientro nel mio appartamento e semplicemente crollo. Piango, mi addormento, cerco insomma di annullare quell’intensità che mi fa sentire tutto così eccessivo.
Fino ad ora non avevo mai capito come mai sentissi tutto questo, e ammetto di essermi sempre sentita in difficoltà a spiegare cosa provassi in queste giornate. Non è semplice spiegare come mai, dopo una esperienza negativa come un brutto voto, io stessi male per giorni, mesi. Alcune volte, sono ancora perseguitata da situazioni passate da più di dieci anni, brutte figure che magari nessun altro oltre a me si ricorda.
Qui torniamo a quello che costituisce il punto di partenza per capire l’importanza di aiuti concreti, non solo per i bambini plus, ma anche per gli adulti, soprattutto per loro.
Da bambina nessuno mi ha aiutato a incanalare questa intensità, quindi adesso sono in qualche modo vittima delle mie emozioni. Come me, molti miei amici plus lo sono.
Io non posso decidere di piangere in un momento del giorno perché qualcosa non va o perché qualcuno mi ha detto una parola storta, sono un’adulta con un lavoro e devo tenermi dentro tutto.
Devo mascherare costantemente i miei sentimenti finché non provo un panico tale da avere la sensazione di stare per esplodere.
Dato che non esiste informazione riguardo alla plusdotazione, logicamente è quasi impossibile parlare con qualcuno, colleghi o datori di lavoro, e dire “Sai, oggi ho una delle mie giornate intense”. Ti guarderebbero come se tu fossi pazza e non capirebbero che cosa stai dicendo. Così la soluzione più semplice sarà banalmente stare zitta.
Ma non risolvi il problema.
Ti tieni dentro un malessere tale che ti stringe la gola come una morsa. Nel migliore dei casi, quando torni a casa qualcuno si prenderà cura di te; nel peggiore dei casi, sarai solo.
Per questo fare informazione sulla plusdotazione è necessario per poterci aiutare.
Io sono stanca di tornare a casa e non sapere neanche più chi sono perché ho dovuto nascondermi per tutto il giorno, per tutta la vita.
Voglio poter dire “Sai sono plusdotata, qualche volta sto male, ma poi passa”.
Non voglio più vergognarmi perché sono intensa: voglio che sia un vanto, nei miei giorni sì ma soprattutto in quelli no.
E, così come desidero che lo sia per me, deve esserlo per tutti gli altri plusdotati nel mondo, anche quelli che ancora non sanno di esserlo.







