Trucchi per essere sociali e plusdotati senza andare in crisi

Basta salire su un autobus di mattina per capire che l’uomo è un animale sociale ma sicuramente poco socievole.
Eros Drusiani

Disclaimer:

Questo è un articolo un po’ differente, scritto proprio di getto, così come viene.

Volendo possiamo ricollegarlo al discorso fatto qualche tempo fa sui trucchi per viversi bene la plusdotazione quando si scopre di essere plusdotati, ma in realtà è una storia che voglio raccontarvi sul mio ultimo mese di vita.

Può non fregare niente a nessuno, lo accetto, si tratta comunque di “Diario di una plusdotata” e quindi vi racconto anche la mia vita di tutti i giorni.

Sennò non sarebbe un diario, sarebbe un blog scientifico sulla plusdotazione.

E non lo è.

Una pessima gestione dell’agenda. Diamo la colpa alla plusdotazione.

Questa è la mia agenda di novembre. Ogni casellina colorata è un evento da due ore o più, in base al giorno.

Come si può evincere da questa bellissima immagine, in novembre ho perso totalmente il senno e all’improvviso mi sono ritrovata ad avere TUTTI I GIORNI PIENI DI APPUNTAMENTI.

Divisi ovviamente per colore, erano tutti incontri di lavoro, di famiglia o con amici. Questo ha significato un’enorme quantità di socialità.

E non ero più abituata.

 

Oggi, 3 dicembre, è il primo sabato in cui riesco a vedere finalmente un weekend senza impegni o quasi.

Mi sento talmente stanca che se mi appoggio un attimo sul divano dormo due ore, e non sto scherzando.

Però a fine ottobre ero ben conscia del fatto che novembre sarebbe stato un mese di questo tipo.

Vuoi perché i plusdotati fanno da zero a cento in un minuto, e quindi come non aspettarsi di avere l’agenda piena dopo due mesi di stasi apatica totale, vuoi perché il lavoro nuovo ha ingranato bene fin da subito (sorprendendomi non poco), novembre si preannunciava un casino sociale già da fine settembre.

Quando me ne sono resa conto, ho dovuto fermarmi a respirare perché l’ansia era già lì, dietro l’angolo, che faceva capolino e mi aspettava per prendermi a pugni.

Ho dovuto quindi cercare di prevenire l’eventuale sovraccarico per riuscire a tener botta tutto il mese.

Ci sono sorprendentemente riuscita.

Oggi posso fieramente dire di aver superato 31 giorni di appuntamenti e socialità continui senza essermi mai messa a piangere (il che la dice lunga su come vivevo queste cose fino a qualche tempo fa).

Pianificazione e strategia: i due elementi fondamentali per evitare il burnout.

Quindi, cosa potevo fare per evitarmi la crisi?

Prima di tutto, ho cercato di creare un’organizzazione il più precisa possibile dei miei tempi.

 

In questi due anni ho imparato a capire quali sono i miei tempi di reazione, il tempo di cui ho bisogno per riprendermi quando sono in situazioni stressanti, e grazie a questo ho potuto fare le opportune considerazioni.

Dato che anche i weekend erano pieni, e di solito io uso quelli come recupero dalle settimane stressanti, ho dovuto suddividere la giornata, invece che la settimana.

Ogni momento in cui potevo starmene da sola raggomitolata sotto una coperta l’ho sfruttato al massimo al fine di ricaricarmi un po’ per l’appuntamento successivo.

 

Spesso ero fuori casa, per cui mi sono portata dietro delle cuffie a isolamento per limitare l’esposizione auditiva (che è una delle più difficili da gestire), dei fidget per la parte tattile, degli occhiali per la parte visiva e cercavo, ogni tre ore, di rimanere sola per potermi ricaricare.

So che sembrano scemenze, ma sapere di avere dei punti di ristoro per poter tirare il fiato mi aiutava molto a gestire i momenti in cui mi sovraesponevo sensorialmente e socialmente.

Era come essere in un videogame e dover trovare il punto per riprendere il fiato dopo essere stati sott’acqua.

Pianificare questi momenti mi ha permesso di trarne il massimo. Questo ha minimizzato un sacco l’impatto sensoriale ed emotivo.

 

Il premio finale.

So che sembrano trucchi da cinque centesimi, ma una cosa che mi ha aiutata un sacco è stato sapere che, alla fine di questo periodo, avevo dei premi per me, piccoli o grandi che siano.

 

Attualmente sono in pigiama sotto le coperte sul divano a leggere manga e guardare mio marito giocare ai videogiochi: per me questo è un enorme premio.

Oggi non devo parlare con nessuno o sforzarmi a fare niente: posso starmene in panciolle tutto il giorno per recuperare le energie.

 

Sapendo che questa giornata sarebbe arrivata, sono riuscita a tollerare più che bene lo stress dell’ultimo mese, perché sapevo che sarebbe finito, a un certo punto, questo periodo così sovraesposto.

Ciò mi ha dato tranquillità in quei momenti nei quali iniziava a salirmi un po’ di ansia a causa della paura di non farcela, della sovraesposizione sensoriale e della troppa socialità.

Attualmente mi sento molto orgogliosa di me stessa.

Due anni fa, gestire un periodo di un mese così tanto pieno di appuntamenti e cose da fare sarebbe stato impensabile, prevalentemente su un piano emotivo.

Quindi sì, forse questo articolo è anche un po’ per vantarmi per aver superato un mio limite.

Ma contemporaneamente è anche un modo per confermare il fatto che sapere di essere plusdotata ha migliorato la mia vita. Se non lo avessi saputo, non avrei potuto gestire le mie crisi in modo così conscio.

E di questo sono molto felice.