Da bambina amavo la mitologia.
Qualsiasi tipo di mitologia, da quelle più conosciute (greca, romana, egizia) a quelle di “nicchia” (mesopotamica, maya, inca).
Fu all’epoca che mi imbattei nella storia di Cassandra, figlia di Priamo, nata a Troia e dalla bellezza splendente. Amata da Apollo, fu da lui benedetta con il potere di vedere il futuro, ma quando lei lo respinse lui la maledisse, condannandola a una vita nella quale nessuno avrebbe mai creduto alle sue parole.
Ho fatto qualche ricerca, prima di iniziare questo articolo, e ho scoperto che esiste, in psicologia, una sindrome a suo nome: la sindrome di Cassandra, una condizione nella quale, come si legge su Psicoadvisor,
«In psicologia e in sociologia, una profezia che si autoavvera è una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa e non perché vi siano concrete basi in grado di condurre a quella determinata conseguenza. La persona che soffre della sindrome di Cassandra tenderà a sbagliare perché è ciò che si aspetta da se stessa.»
Scherzando, io ho sempre detto di avere la sindrome di Cassandra, ma non avevo idea dell’esistenza effettiva di questo tipo di condizione mentale.
L’ho sempre detto, in modo molto superficiale e leggero, perché molto spesso mi sono ritrovata a prevedere qualcosa che poi è successo realmente.
Magia, diranno alcuni.
Pallista, diranno altri.
Semplice logica matematica, rispondo io.
La logica di pensiero dei plusdotati.
Per quanto possa sembrare strano, per i plusdotati è facilissimo prevedere alcune cose.
Non si tratta di magia, men che meno di poteri sovrannaturali, ma di semplice logica. Chiamiamola in modo affettuoso la “capacità di Sherlock Holmes”.
Chi ha visto il film con Robert Downey Jr. sa che il personaggio di Sherlock, in quelle pellicole, ha la capcità di prevedere con un anticipo più o meno largo le mosse del proprio avversario. Il suo cervello, quando lui ne ha bisogno, va velocissimo e riesce a proiettare alcuni possibili sviluppi di una situazione.
Questo perché la velocità, caratteristica fondamentale nella plusdotazione , gli permette di fare una cosa importantissima, ovvero valutare lo stesso problema da più angolazioni.
In un tempo minore, il plusdotato riesce a guardare un singolo problema da molti punti di vista. All’interno della nostra valutazione non rientrano solo le cose più manifeste, ma anche quelle più nascoste, che molti considerano secondarie ma che in realtà sono estremamente importanti quando si va a fare una scelta.
Il nostro caro Ugo (un saluto), mematore ufficiale di questo blog, mi ha permesso di fare questo esempio, che viene direttamente da un’esperienza che ha vissuto.
Diversi anni fa stava insegnando a guidare, ad elevate velocità, a un amico. Lo chiameremo Jacopo Ortis.
Jacopo era, di norma, un buon guidatore. Nonostante questo, una volta si era ritrovato a frenare ad alta velocità e aveva perso il controllo della macchina. Fortunatamente non si fece niente (un saluto anche a Jacopo), ma non riusciva a capire come mai la macchina avesse perso grip sull’asfalto “senza motivo”.
A quel punto Ugo si fece portare dove Jacopo aveva avuto questo piccolo incidente, e lì notò che in mezzo alla strada c’era un tombino. A quel punto spiegò a Jacopo che la differente superficie del tombino rispetto a quella dell’asfalto aveva fatto slittare le ruote della macchina e che, ad alta velocità in modo particolare, anche un dettaglio “piccolo” come quello rischiava di essere definitivo. Al che, Jacopo si sorprese del fatto che Ugo valutasse anche dei dettagli così insignificanti come un tombino, ma proprio quel piccolo dettaglio era stato importante per la sua corsa, e aveva definito l’evoluzione della situazione.
Ecco, questo è per noi plusdotati “prevedere il futuro”: valutare una singola situazione da diverse angolazioni e quindi ragionare sulla più probabile evoluzione di una situazione, agendo conseguentemente per trovare soluzioni prima che i problemi nascano.
Oh mio Dio, ma deve essere una figata!
Decisamente no, anzi è quasi una maledizione.
Non stai simpatico a nessuno quando hai sempre ragione. Quando qualcuno ti chiede un consiglio, tu analizzi tutte le cose, valuti la questione, tiri le somme, lui ti ignora e tutto alla fine va come avevi previsto, tu sei solo quello che si è voluto mettere in mostra dicendo “Beh io te l’avevo detto”. E questo ti fa stare malissimo.
Spesso questa “capacità” ti pone in una condizione in cui le persone ti evitano. Non lo vuole nessun un amico che ha sempre ragione, perché è scomodo.
In passato ho detto che per i plusdotati è difficile capire le persone, ma non sono stata precisa. In verità noi comprendiamo perfettamente i processi logici che portano le persone a fare determinati tipi di scelte e percorsi, solo che non ne capiamo i motivi. Questo però ci permette di prevedere molto prima che cosa faranno le persone e probabilmente questa è la cosa più frustrante che proviamo per quanto riguarda il relazionarci agli altri.
Se mi vieni a chiedere un consiglio e poi non lo ascolti, e questo succede venti volte, io che cosa posso dirti più di “Io te l’avevo detto”? Che cosa vuoi da me?
Torniamo a Cassandra.
La sindrome di Cassandra prevede un autoconvincersi di cose negative e l’autoconvincimento porta all’avverarsi delle previsioni più cupe.
Il plusdotato non vede solo le cose cupe, ma di sicuro molto spesso le sue previsioni sono poco felici per gli altri. Non perché prevedano chissà quale catastrofe, ma perché noi diciamo anche le cose più scomode, quelle che non vorresti sentirti dire quando stai male, quelle che non cerchi quando sei impegnato a lamentarti.
Riconosco che spesso non sappiamo come dire le cose: sono così logiche per noi che tendiamo ad essere diretti e questo fa passare erroneamente il messaggio che stiamo criticando gli altri, che li stiamo giudicando e che siamo solo degli arroganti. Ovviamente questa percezione acuisce poi il senso di frustrazione di chi è venuto a chiederci aiuto, perché quando poi abbiamo ragione quella ragione è pesante.
Ed è pesante anche per noi, giuro: perché non è mai bello essere quella persona in un gruppo.
Comunque essere Cassandra può essere anche divertente, soprattutto quando, a un certo punto della vita, comprendi che gli altri non sono costretti a fare ciò che consigli loro e smetti anche di starci male quando non ti ascoltano. A quel punto inizi a studiare quasi scientificamente il comportamento altrui, trovandolo infine un intrattenimento.
Non possiamo decidere per loro così come non possiamo evitare di dire ciò che pensiamo, per cui, una volta che il consiglio è stato dato ed è stato poi ignorato, possiamo solo osservare gli altri e attendere l’inevitabile risoluzione della situazione.
E se ve lo state chiedendo no: Jacopo non ha comunque mai considerato l’importanza dei tombini quando si guida ad alta velocità.







