L’empatia verso un plusdotato

Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, prendi l’occasione per comprendere
Pablo Picasso

Partiamo con una delle domande più tipiche che mi sono state fatte da quando ho iniziato a dichiarare di essere plusdotata:

«Non ho capito come mai ti lamenti. Tutti abbiamo dei problemi, pensi di essere l’unica?»

Tutti abbiamo problemi. Tutti.
Questo è un dato di fatto incontrovertibile, non sono nessuno per dire il contrario.
Il problema che nasce quando si è plusdotati è che mentre per te, neurotipico, c’è qualcuno che ti spiega quale sia il problema (disturbo dall’ansia, dsa, depressione), per me non c’è. Banalmente perché la plusdotazione non è stata studiata, di conseguenza non si conosce quasi niente in proposito.
Questo perché i problemi dei plusdotati non sono uno per volta, sono tutti insieme, ti si rovesciano addosso e ti schiacciano. Non ho il disturbo dell’ansia, ho una sequenza di problemi interconnessi a cui non c’è davvero una soluzione se non accettare che ci siano.

Quindi sì, certo, tutti abbiamo problemi, ma questo blog nasce per raccontare cosa significa essere plusdotati. Avere questo plus, ma contemporaneamente anche tutti i suoi minus.
Quando, pochi mesi fa, sono venuta a patti con il mio essere plusdotata e ho iniziato a parlarne, costringendomi a non nascondermi più dietro una maschera in cui fingevo di non esserlo sono state molte le persone intorno a me ad avermi risposto in uno dei seguenti modi:

«Ma tu sembri normale»

Io non sembro normale, io sono normale. Essere plusdotati non significa che hai una targhetta sul petto in cui c’è scritto “Ehi guardatemi, io sono diversa!”. Significa che vivi e percepisci il mondo in modo differente, tutto qua. Cortesemente non dite a nessuno, e questo indipendentemente dal problema che ha, che sembra normale: è una cosa profondamente irrispettosa e soprattutto è offensiva.

«Beh, non è una fortuna?»

Ho già spiegato perché non è una fortuna: non sei solo intelligente, hai anche una sequenza di problemi a contorno, tra cui grossi disturbi sociali, che ti perseguitano per tutta la vita. Devi venirci a patti e non è facile.

«Tutti abbiamo problemi. Anche io mi sento in questo o quel modo, non sei speciale!»

Certo che tutti abbiamo dei problemi. Bravo. Sono molto felice che tu ci sia arrivato da solo.
Nella plusdotatazione non si tratta di “cosa” ma di “quanto”: io ho una iper sensibilità agli stimoli emotivi, una iper sensibilità ai rumori, la mia ansia è tale che talvolta ho avuto bisogno di medicine per tenerla a bada. Ho bisogno di spazio, non devi toccarmi, tendo ad isolarmi quando faccio qualcosa che mi piace molto, e tutta una serie di cose di cui parleremo in altra sede.
Ripetete con me: non si tratta di cosa ma di quanto.

«E quindi? Alla fine siamo tutti un po’ plusdotati, non pensi?»

Cortesemente, smettiamola di dire a una persona che ha un problema e che magari si sta sfogando, con fatica, con noi che

“Ti capisco, sai anche io…”.

No. “Anche io” no.

Tu non hai il problema che ho io, non hai il mio disturbo, se tu lo avessi, fidati, non mi risponderesti così, mi diresti “Oh, cavolo. Come stai? Posso aiutarti?”, non “Sei esagerata” oppure “Anche io sento questo, ma non sono plusdotata” (implicitamente supponendo, quindi, che neanche io lo sia. Perché se tu non lo sei allora non devo esserlo neanche io), “Non capisco come mai semplicemente non ti sforzi ad essere più normale” (e che cosa ho fatto per tutta la vita, secondo te?).

 

Comprendere le difficoltà altrui passa dall’empatia (e se io devo spiegarvi che cos’è l’empatia, non siamo messi proprio bene).
Non si risponde a qualcuno che vi parla di un problema “E io che dovrei dire?” (niente, devi star zitto, cosa devi dire?!), e neanche “Beh, potrebbe andarti peggio, pensa se…”.
No. Semplicemente no.
Tamburino/Tippete ci insegna che “Se non hai niente di carino da dire, allora non dire niente”, e io aggiungo che se qualcuno ti parla di un proprio problema e tu non ne sai niente allora ascolta e basta.
Il seguente articolo, e il video all’interno, spiegano il concetto di empatia meglio di come potrei mai fare io: L’importanza dell’empatia.

 

Lo spazio di questo blog è nato per descrivere come un plusdotato vive la vita quotidiana: il masking, lo spettro dei disturbi, i problemi sociali, i momenti in cui tutto sembra semplicemente troppo. Niente di più.