Sovraccarico emotivo.
Avrei voluto fare, come sempre, il collegamento per darvi una reale definizione di questa cosa, ma non ho trovato link effettivamente utili.
In generale, quando si parla di sovraccarico emotivo ci riferiamo a una condizione in cui, per stress o per problemi di varia natura, le stimolazioni sensoriali ed emotive tendono ad essere recepite come amplificate.
Per capirsi, in un momento di sovraccarico emotivo potrebbe farvi avere un attacco di panico anche il pensiero di mangiare la pasta a cena.
Plusdotazione e sovraccarico emotivo
Come ho detto in altri articoli, i plusdotati sono molto inclini a soffrire di sovraccarico emotivo.
Un po’ perché i nostri cinque sensi sono acuiti, un po’ perché siamo più sensibili emotivamente, capita di frequente che alcune giornate siano molto difficili da superare.
Può succedere sia senza un motivo, o può accadere dopo una situazione in cui il nostro lato sensibile è stato esposto, non ha importanza; fatto sta che per noi capita in modo molto più frequente che per le persone neurotipiche.
Io li chiamo “i miei giorni troppo”.
Sono giorni in cui mi sveglio senza forze, o giorni particolarmente stressanti. Tutto diventa all’improvviso acuito, all’improvviso troppo.
I rumori sembrano più forti, la luce più intensa, soffro di più il tocco delle persone, gli odori mi disturbano e il mio senso del gusto è totalmente fuori fase.
La vicinanza con gli altri risulta quasi insostenibile e non riesco a fare niente.
All’improvviso, tutto il mio potenziale cognitivo viene azzerato, perché tutto è troppo.
L’azione più normale che faccio tutti i giorni, magari in ufficio, diventa infattibile. Non sono concentrata, non voglio neanche esserlo. Vorrei solo che per un giorno mi fosse permesso di non parlare con nessuno e recuperare il controllo delle mie emozioni.
Il problema più grande che mi trovo di fronte, come adulta plusdotata, è che non so spiegarlo alle persone che mi stanno intorno.
Magari in ufficio, parlare con i colleghi e dire loro che per 24 ore sarebbe meglio che non mi parlassero perché sono a rischio crollo emotivo in ogni momento è semplicemente ridicolo.
Nessuno di loro sa che sono plusdotata. Nessuno di loro, probabilmente, sa cosa voglia dire esserlo. E quando ti trovi nella condizione in cui nessuno sa che hai un problema e tu non riesci a spiegarlo, allora… che cosa fai?
Semplicemente non lo dici.
Tieni duro fino alla fine della giornata, quando sei ormai sull’orlo delle lacrime e vorresti solo sparire sotto le coperte.
Poi torni a casa, ti butti sul divano, e speri che il giorno dopo questa sensazione sia passata.
Però non succede solo in un modo relativamente randomico, capita anche quando hai fatto masking per troppo tempo.
In situazioni sociali complesse, in cui la cosa migliore è limitare la tua “plusdotazionetà”, nasconderla, capita che a un certo punto tutto sia troppo.
Mi è capitato in passato: sembra quasi una cosa a caso, ma non lo è. Tu sei lì e stai facendo conversazione e all’improvviso ti si strizza tutto dentro, inizi quasi a provare del panico a stare in mezzo alle altre persone, tutto si fa soffocante.
In quei momenti mi chiudo in bagno e aspetto che mi passi per qualche minuto.
Può succedervi anche con gli amici: state parlando e vi state divertendo e all’improvviso BOOM. Avete finito la capacità emotiva per quel giorno, come una batteria scarica, e vi ritrovate a pensare che la solitudine vi manca da morire.
Ma tutto porta allo stesso finale: rientrate a casa la sera, in casi fortuiti da soli, in casi ancora più fortunati con persone che vi conoscono e vi comprendono, e l’unica cosa che riuscite a fare è lanciarvi da qualche parte per cercare di recuperare il controllo sul vostro sistema emotivo.
Da adulta, non è mai semplice quando queste giornate si presentano alla tua porta.
Devi venirci a patti.
Devi imparare che non puoi evitarle e che in realtà la cosa migliore da fare è accettarle pacatamente.
Ho provato a lottare con queste sensazioni per tutta la vita. Per tutti i giorni “troppo” della mia esistenza mi sono ritrovata a combattere contro il mio sovraccarico emotivo, pregando perché questo soffocamento se ne andasse, ma non se ne andava mai. Più lottavo e peggio era. Il soffocamento peggiorava.
Non volevo accettare di avere qualcosa di differente dagli altri, di avere più bisogno degli altri.
Sono più esposta, più sensibile, più debole, in questo senso, ed accettarlo è stato molto difficile perché lì per lì è come ammettere che… sei disarmato.
Ed è spaventoso. Terrificante.
Ma quando poi la sera torni a casa e sei stata onesta con te stessa, e hai trovato la forza di dire a chi ti ama che ti senti così, che alcuni giorni non ce l’hai con nessuno ma semplicemente vuoi stare sola in silenzio e aspettare che passi, e ti rendi conto che loro ti ascoltano e capiscono e che non sei sola, ecco è in quel momento che ti rendi conto che la verità è che queste giornate non fanno poi così paura.
Come superare il sovraccarico emotivo?
I miei consigli per superare queste giornate, se vi capita, è di accettarle, come prima cosa. Faranno parte di voi per sempre, e non potete essere sempre così duri con voi stessi.
Permettetevi di avere i vostri “giorni troppo”.
Successivamente, trovate qualcosa che vi piace fare, che vi calma.
Nel mio caso, ad esempio, se mentre lavoro ascolto la musica (quando posso) ed estraneo alcuni stimoli, riesco ad aggrapparmi un po’ meglio alla realtà. A gestire meglio il panico.
E infine, ovviamente, se avete qualcuno accanto parlategliene. Ditegli cosa significa, spiegateglielo.
Non è facile, lo so, ma è l’unica cosa da fare. Ho imparato che alcune persone aspettano da me solo di sapere come fare per aiutarmi, quando ho i miei momenti di sovraccarico emotivo. Vogliono da me un cenno perché sanno che ho bisogno di loro anche se non lo dico.
In questo modo, rispettano il mio bisogno di solitudine, ma non mi fanno sentire sola. Si tratta di quella linea di mezzo, un filo sottile tra la depressione e il benessere.
Insomma, questi “giorni troppo” sono una sofferenza in moltissimi sensi, ma non possiamo comunque evitarli.
E allora accettiamoli per quel che sono: una piccolo prezzo da pagare per il nostro qi.
… …… ……… Va beh.
Almeno siamo intelligenti, no?







