Nel 1995, in ottobre, ero malata. Avevo compiuto due anni da poco, ero da mia nonna paterna mentre i miei genitori erano andati in viaggio una settimana in Olanda.
Non ero mai stata così a lungo insieme ai miei nonni paterni, e non ci sono più stata in futuro.
Dopo una settimana di influenza, i miei tornarono dalle loro ferie in un pomeriggio soleggiato. Faceva caldo e il sole accentuava il colore rossastro del pavimento dell’ingresso e io aprii il mio regalo, felicissima: una cucina Smoby in cui, per qualche motivo, fin da subito mi venne la fissazione di infilare le collanine con le perline che si compravano a poche lire alla fiera.
Ecco, questo è il mio primo ricordo complesso. In realtà ho sprazzi di ricordi anche antecedenti, momenti estremamente significativi della mia vita, come quella volta che a colazione mi dettero il gelato di nascosto da mia mamma.
Dal 1995 in poi, non ho dimenticato quasi niente di tutto quello che mi è successo
Memoria e plusdotazione
Ho letto documentazioni contrastanti in proposito, durante gli studi sulla plusdotazione.
Alcuni studiosi ipotizzano che un alto qi significhi una buona memoria; altri considerano le due cose sconnesse; qualcuno ipotizza invece che, come altre caratteristiche, anche questa abbia una probabilità statistica di essere presente laddove c’è plusdotazione, ma non sia sicura al 100%.
Personalmente conosco molti plusdotati, con tipi di memoria variabile. Qualcuno si ricorda perfino quando è stato concepito, qualcuno non ha idea di cosa abbia mangiato a pranzo. Per questo motivo, propendo per la terza ipotesi, e che dunque una memoria sopra la media sia una caratteristica che può svilupparsi insieme alla plusdotazione, ma che non sia sicuro che questo capiti.
Il che confermerebbe anche la definizione di “spettro della plusdotazione”, ovvero una condizione in cui si possono avere molte caratteristiche differenti, ma nessuno è certa al 100%.
Tornando a me (che sono un’egocentrica), durante la mia vita la memoria mi ha aiutata molto in alcuni momenti. Ad esempio, la più recente, durante il periodo all’Università, in cui ho potuto preparare un esame ogni due settimane circa, laureandomi in meno del tempo previsto.
Quando, poi, fai un lavoro come il mio di organizzazione e management, ricordarsi bene le cose ti rende la vita molto più facile. Schemi, immagini, collegamenti, agende, calendari: qualsiasi cosa sia visivo, si imprime nella mia mente, e riesco a performare meglio della media.
Purtroppo, però, non ho solo una memoria visiva particolarmente sviluppata, ma anche una memoria esperenziale estremamente forte.
Per capirsi: non riesco a dimenticare quasi niente del mio vissuto.
«Oh ma che fortuna! Ti ricordi tutto, deve essere fantastico!
»
Di tutte le cose che mi caratterizzano, di tutte le particolarità di cui il mio cervello si compone, giuro che questa è quella di cui farei a meno più volentieri.
Non dimenticare mai niente.
Immaginatevi di sentire tutto più forte rispetto agli altri, qualsiasi emozione ampliata sempre all’estremo, caratteristica nativa per un plusdotato; ora aggiungete a quella sensazione così forte il fatto di non dimenticarla mai più.
Non dimenticherai mai quella volta, in seconda media, in cui pensavi che esistesse il telefono turchino, perché lo avevi letto in un fumetto di Legs Weaver; non dimenticherai mai quella volta, nel 1999, in cui ti sei persa in una cartoleria all’Isola d’Elba e, nel panico, prendesti per mano una ragazza scambiandola per tua mamma; non ti dimenticherai mai nessun litigio, nessuna frase detta per sbaglio, nessun errore, nessuna sensazione.
Certo, non dimenticherai mai neanche le cose belle: quando i tuoi amici ti hanno fatto una festa a sorpresa, facendoti capire che non eri sola, anche se ti sentivi sola; quando, una sera di dicembre, due giorni dopo Natale, stavi ascoltando proprio quella canzone e lui, la persona di cui sei innamorata da mesi, apparve come in un film; quando per la prima volta prendi trenta a un esame; quando hai trovato da sola il primo lavoro.
La sensazione che provo è quella che ogni cosa che vivo sia importantissima, anche il semplice essermi spazzolata i capelli una mattina. Per questo il mio cervello non lascia andare via nessun ricordo, mai.
Talvolta mi capita anche di ricordare che giorno della settimana fosse una determinata data (il mio sesto compleanno era un martedì).
Purtroppo non è una fortuna, anzi. Ti ritrovi di notte a ricordarti di quella volta in prima superiore quando hai preso cinque e mezzo a latino e ti senti ancora umiliata come allora.
Non se ne va mai via niente.
Sono sicura che qualcuno, oltre a me, abbia questa caratteristica. Puramente a livello statistico, è impossibile che sia una cosa solo mia, siamo sette miliardi nel mondo, anche fossi una su un milione esisterebbero sempre altri settemila individui come me.







