Quella volta che il Dottor House ci ha insegnato l’intelligenza

La vita è sofferenza! Mi alzo ogni mattina soffrendo! Vado a lavorare soffrendo! Lo sai quante volte ho desiderato arrendermi?! Quante volte ho pensato di farla finita?!
Gregory House

Chi mi segue su Facebook lo sa: io amo il Dottor House.
Mi piace come personaggio e mi piace la serie.
Gregory House è un esempio di plusdotato che cerca di sopportare la vita con un cervello diverso attraverso il suo lavoro e attraverso le droghe (su questo punto prima o poi ci tornerò).
Durante le varie stagioni, in più di un’occasione viene affrontato il tema di quanto sia difficile convivere con l’intelligenza. Una delle frasi di rilievo di House è proprio

 

«Il mondo è insopportabile per chi ha un’intelligenza superiore»

 

Ma nello specifico vorrei soffermarmi su un episodio della sesta stagione, ovvero il nono: il titolo è “Ignorance is Bliss”, cioè beata ignoranza.
Il caso di questa puntata è quello di un genio con 178 di quoziente intellettivo (anche se non viene specificata la scala su cui questo punteggio è collocato) che lavora come fattorino. Mentre sta facendo una consegna, viene riconosciuto, in quanto genio della fisica piuttosto famoso, da una persona che insiste nel chiedergli un autografo, anche se palesemente lui vive male la sua condizione di iper intelligenza, e poi si sente male all’improvviso, finendo al Princeton-Plainsboro Teaching Hospital, in cura proprio da House.

 

Non mi perdo nella diagnosi, anche per non fare spoiler, ma il personaggio di James, invece, voglio analizzarlo.
James ha 32 anni, è sposato con una ragazza il cui quoziente intellettivo è di circa novanta punti più basso del suo. Lavora come fattorino, e quando il dottor Taub, uno dei dottori del Team di House, gli chiede come mai non sfrutti di più il suo cervello, ipotizzando che abbia una malattia mentale a causa di questo suo rifiuto, lui spiega che quel lavoro gli piace perché non deve pensare.

 

T: «Le pesa pensare?»

J: «No, ma a volte è spiacevole. Qualunque cosa facessi non ero mai soddisfatto»

 

Questo passaggio mi ha fatta fermare, mentre guardavo l’episodio, e mi ha fatto pensare
Oh mio Dio, ma lo penso anche io!

Quando un plusdotato spiega che non è davvero così bello avere un cervello che pensa tanto, i Dottor Taub del mondo si sorprendono e si ritrovano ad invidiarci. Se non accettiamo il fatto che il nostro cervello è una “benedizione”, allora siamo in qualche modo patologici, dei malati mentali da trattare come tali.

Taub, in questo episodio, riassume esattamente la persona a cui tu parli dei tuoi problemi relazionali con te stesso e ti risponde “Non ho capito per quale motivo ti stai lamentando, essere intelligente è bello”.
Non riesce a comprendere come mai una persona con una capacità così grande si “riduca” a fare il semplice fattorino, sposato con una donna stupida che non capisce quando lui parla, non riesce a comprendere che cosa possa volere e cercare in più rispetto a quello che già ha, a questa smisurata fortuna (dal suo punto di vista) di avere un cervello che funziona velocemente.

 

Sollievo.
Quello che James, così come Huouse, così come tutti i plusdotati, cerca è solo del sollievo da una mente in perenne movimento che non ti fa dormire, non ti lascia spazio di respiro.

La scorsa settimana ho fatto un articolo sulle relazioni d’amore per i plusdotati e anche in questo talvolta cerchiamo sollievo. La moglie di James è stupida, ma dolce, allegra, solare. Porta a lui ciò che lui non ha: la leggerezza di vivere.

Quando ti ritrovi davanti una persona come la moglie di James, ne sei naturalmente attratto se sei un plusdotato. Non comprendi del tutto come riesca a vivere così, ma la invidi e contemporaneamente la desideri.

Per quanto, però, ti attiri, non riesci a tollerare, nel lungo periodo, il suo modo di fare così contrario al tuo.
Conosco personalmente molti plusdotati che hanno, nel proprio portafoglio di relazioni, almeno una storia con qualcuno di molto più stupido di loro. Io stessa ce l’ho, come ho già raccontato.
Per un po’, la loro presenza nella nostra vita ci permette di fingere di essere normali. Ci permette di vivere con un po’ di leggerezza e goderci qualche tempo nella vita di una persona come tante.
Ma non dura. Non dura mai.
Alla lunga, queste relazioni ci usurano, perché non possiamo per sempre fingerci ciò che non siamo.

Abbiamo diverse alternative: abbandonare quelle situazioni, accettando la solitudine; fare come James, e cercare metodi per abbassare il quoziente intellettivo.
Perché farlo?

 

J: «Ho attenuato il mio dono. Quando il mio cervello era al minimo tutto mi sembrava molto meno deprimente. La vita più sopportabile»

 

Non nascondo che ci ho pensato anche io, più volte nella vita. Ho cercato di capire quale sia un modo per attenuare questo continuo movimento, questa velocità che non rallenta mai nel mio cervello, ma ammetto che, escludendo le droghe o l’alcool, non ho trovato nulla.

Conosco molte persone che fanno uso di medicinali, tra cui valium, xanax e affini, ma, dopo un primo momento dove ho pensato che sarebbe stato facile se avessi annebbiato il mio cervello ho preferito evitare.
Similmente, conosco persone plusdotate che tendono a fare uso di sostanze di vario genere (per lo più droghe leggere o alcool), ma anche questo percorso non era mio.
Alla fine sto semplicemente accettando che non sarò mai davvero soddisfatta.

 

Il personaggio di Gregory House in questo senso è emblematico della necessità del plusdotato di rallentare. Fa uso e abuso di Vicodin in tutte le stagioni della serie, spesso cercando di alterarsi per tollerare le varie situazioni, oltre che per un motivo fisico, ovvero la gamba che gli fa male.
Lo utilizza quando le cose sono insostenibili, quando si sente solo, quando vuole annichilire il dolore del suo cervello, esattamente come James, in questo episodio, cerca sollievo nello sciroppo e nell’alcool.

 

Purtroppo la verità è che, al di fuori della finzione della fiction, non si può davvero annebbiarsi al 100%. Fisicamente, alla lunga non è sostenibile, sono molte le controindicazioni a cui andiamo incontro, e comunque non saremmo mai davvero felici. Una parte di noi sa che quel tipo di sensazione di leggerezza viene da sostanze che ci modificano la percezione della realtà, ma non è una cosa reale.
Appena torniamo lucidi, ci accorgiamo che circondarci di persone che ci danno l’idea della leggerezza non è la vera soluzione alla solitudine che proviamo.

Avere una relazione, anche tra amici, quando il divario di qi è troppo ampio, è impossibile, così come lo è fingersi qualcuno che non si è.
Ci piace fingere per un po’.

Ogni plusdotato l’ha fatto almeno una volta. Per un po’ viviamo nell’idea del sollievo, costruiamo una realtà che sia più tollerabile.
Poi torniamo alla realtà.
Qualche volta è più facile tornarci: sentiamo un placido sollievo nel pensare che possiamo tornare noi stessi, con tutti i limiti che essere noi stessi ha.
Qualche volta è più difficile: vorremmo fingere per sempre di essere come gli altri anche quando non lo siamo.

 

Arriviamo così alla fine dell’episodio.

House va da James in cerca di un aiuto per riflettere, nonostante James sia un fisico e non un medico. Questo perché

«Non ho nessuno con cui parlarne»

 

Tra plusdotati le relazioni funzionano molto bene, sia in amore che in amicizia. Io ho moltissimi amici plusdotati, il mio fidanzato lo è, e con loro non devo fingere.
House non cerca qualcuno che gli dica qualcosa, cerca qualcuno che lo capisca, che pensi come lui, che abbia un cervello simile, perché da solo non ce la fa.

 

J: «Ci si sente soli, eh?»

H: «Non è poi così male»

J: «Allora lei è meno intelligente. Ha mai tentato il suicidio?»

H: «Non seriamente»

J: «Io sì. (…) In quel momento ho conosciuto mia moglie. Lei era limitata e felice, mentre io ero molto intelligente e infelice. Mi dica, chi è il genio dei due?»

 

Alla fine, con questo dialogo, House risolve davvero il caso.

 

Tutto questo articolo per dire cosa?

Che sono una persona che si annoia e vede un sacco di serie tv.
Ma non solo.
Scrivendo delle relazioni tra plusdotati, riuscivo male a spiegare davvero il mio punto di vista. Talvolta sembro matta quando spiego come mai per noi sia difficile legarsi a qualcuno, essendo, tra le tante, anche più sensibili.


Questo episodio l’ho visto due giorni dopo aver pubblicato quell’articolo e ho pensato che fosse un esempio emblematico di cosa significhi davvero per noi avere legami. Desiderare contemporaneamente di rimanere chi siamo e di non sentirci soli, due necessità solitamente in conflitto tra di loro.


House decide di rimanere sé stesso, James di vivere annebbiato, ma in entrambi i casi va bene così: ognuno di noi vive questa nostra peculiarità in modo differente, sperando di arrivare a fine giornata senza avere pensieri troppo distruttivi.
Odiamo e contemporaneamente invidiamo i Taub del mondo, che non ci capiscono. Vorremmo non capire neanche noi.
Ma alla fine la cosa che ci accomuna, e ci accomuna anche con i neurotipici, è sempre il desiderio di trovare la felicità, in qualche modo, per arrivare a fine giornata un po’ più in pace con noi stessi, sperando di zittire quella voce che ci ricorda quanto solitario sia il mondo.