Nel 2013, mentre ero in libreria, ho trovato un libro che parlava di intelligenza e quoziente intellettivo. Ora, chi mi conosce sa che in generale io sono in grado di leggere qualsiasi cosa, dal bugiardino della tachipirina alla Bibbia, e qualsiasi cosa stimola la mia curiosità. Quindi l’ho comprato, perché era un argomento di cui non sapevo niente e se non so qualcosa, nel dubbio, lo studio.
Il che crea bellissime situazioni quando le persone mi dicono “uh che belli i delfini” e io so che si fumano i pesce palla e lo dico ad alta voce (perché non mi rendo conto che non va bene aprire bocca e parlare sempre), rendendo molte delle mie conversazioni estremamente imbarazzanti.
Ma non era questo il punto.
Una buona parte del libro era noiosa. Noiosa e basta.
Non veniva spiegato praticamente niente di interessante riguardo al quoziente intellettivo, e sinceramente ho quasi totalmente rimosso le cose che lessi al tempo. Ma, alla fine di quel libro, c’erano dei test del qi, in caso qualcuno volesse provarli, e alcuni link di siti internet per provare anche test ufficiali.
Annoiata com’ero, ne feci uno. Venne fuori un buon punteggio.
Al tempo, però, ero piuttosto convinta di essere stupida, per questo motivo non detti peso al primo risultato: sicuramente era sbagliato.
Feci quindi un altro test: di nuovo un punteggio superiore alla media. Due possono essere coincidenze, dai. Quindi, provai online uno dei quiz ufficiali del Mensa Italia. Terzo risultato ampiamente sopra il 130.
Ricordo distintamente di aver osservato per un buon tempo lo schermo del mio pc, ferma, fissa. Del tipo che un test ufficiale mi aveva appena detto di essere intelligente e io ero bloccata a bocca aperta stile pesce lesso, nell’espressione meno intelligente che avessi mai fatto.
Poco tempo dopo, feci un test di persona, e poi un altro, e tutti dicevano la stessa cosa: sono plusdotata e il mio cervello è veloce e arguto come quello di solo il 2% della popolazione mondiale.
Sono un essere raro e diverso. Come gli ornitorinchi.
Ci ho messo, e non sto scherzando, circa cinque anni per accettare la mia plusdotazione, perché in una parte del cervello ho continuato a pensare di essere fondamentalmente stupida, dato che per me alcuni concetti restano totalmente oscuri.
Ad esempio, per me è difficile comprendere alcuni contesti sociali, che per gli altri sono facili da intuire (vedi i pesce palla cannabis), oppure spesso non comprendo i modi di dire e prendo letteralmente alcune cose che mi vengono dette, non capendo al 100% i discorsi.
Solo negli ultimi mesi sono finalmente venuta a patti con questo lato di me, accettando di essere… diversa.
Per tutto il tempo io ho pensato (e comunque penso ancora) che mi mancasse qualcosa, quindi non potevo essere “plus”. Mi sono confrontata con molte persone che convidivono con me questa caratteristica, dopo aver scoperto del mio qi, e molti di loro provavano la stessa sensazione: non posso essere intelligente, perché non capisco cose che tutti sembrano capire, quindi sono stupido.
A pensarci bene, è un processo logico-razionale e facile: tra due opzioni A e B, se non è una è l’altra. Quindi non pensando di essere intelligente, dovevo per forza essere stupida.
Qui potrei aprire un’infinita e noiosissima parentesi sul fatto che ci sono moltissimi tipi di intelligenza e che non è che se non sei plusdotato allora sei stupido, magari sei una persona normalissima senza problemi, ma insomma, il concetto è chiaro.
Io, come plusdotata, non sono mai riuscita a pensare per “medi”: per me o è bianco o è nero, non esiste qualcosa in mezzo da considerare. Acceso o Spento, Dentro o Fuori, Sopra o Sotto.
Non ci sono vie di mezzo.
Il concetto è che comunque il pensiero di essere “normale” non mi ha mai neanche sfiorato il cervello.
Venire a patti con l’essere intelligenti
In termini generali, non è mai stata fatta molta informazione sull’intelligenza.
Si pensa solitamente che essere intelligenti significhi fare calcoli matematici a livello supersonico, e questo è un tratto che talvolta esiste davvero, prevalentemente negli uomini plus che hanno un cervello più tendente al pensiero matematico, ma… non siamo solo questo.
Io, per esempio, sono estremamente creativa e molto comunicativa (anche se la mia testa pensa così velocemente che ogni tanto mi escono frasi che neanche io comprendo), e per questo ho scelto un percorso sociologico: per capire come funziona il mondo. Desideravo con tutta me stessa rapportarmi agli altri. Ho sempre parlato un sacco ma ho anche sempre creato situazioni in cui non capivo e non riuscivo a farmi capire.
E volevo capire. Quindi ho studiato per farlo.
Ho scoperto poi che è un tratto che determina molto chi è nello spettro. La tendenza è quella di studiare le regole del mondo per potersi inserire in esso: sociologia, psicologia, ma anche medicina, fisica, anatomia, eccetera.
Non capiamo il mondo in modo empirico, quindi proviamo a studiarlo in modo accademico.
Purtroppo, data la mancanza di informazioni riguardo alla plusdotazione e alle sue conseguenze, le persone intelligenti vengono semplicemente lasciate a sé stesse. Puoi passare la vita intera a non sapere cosa diavolo ti manca, a non sapere davvero chi sei, chiedendoti come mai ti senti sempre così fuori sincrono.
Molte persone cadranno in depressione e non avranno mai la minima idea del perché vivano questa sensazione di non appartenenza, di non inserimento nel mondo.
Molto spesso serve un supporto esterno che ti aiuti nel percorso di accettazione e comprensione di te stesso. Questo è un discorso che si applica a qualsiasi cosa, ma nel caso della plusdotazione in modo particolare.
Devi processare che tutto quel che hai saputo di te stesso fino a quel momento è sbagliato, che anzi, dentro di te c’è un potenziale enorme che devi imparare a gestire e utilizzare.
Giuro, fa malissimo all’inizio. Ti guardi indietro e vedi tutte quelle volte in cui ti sentivi sbagliato, fuori contesto, come se ti avessero appiccicato male con Photoshop in un’immagine, e comprendi all’improvviso che tutto aveva un senso.
Ma contemporaneamente iniziano le domande: perché non l’ho scoperto prima? Chi sono io davvero? Cosa so fare? Cosa devo fare?
Puoi aspettare e, come ho fatto io, fingere che tutto questo non esista e per cinque anni chiudere gli occhi, provando a continuare ad essere “normale”, sentendoti un alieno.
Oppure puoi accettare la cosa e andare da qualcuno che possa aiutarti e sostenerti, per imparare a utilizzare questa capacità senza venirne schiacciata come un masso. Vi consiglio questa seconda scelta. Fidatevi, per esperienza personale: essere un’immagine appiccicata male con Photoshop è veramente brutto.


