Chi Sono

I miei ultimi anni sono stati più o meno così: prendere due lauree, lavorare a tempo pieno, cambiare casa /[1-9][0-9]+/ volte (?), seguire diversi corsi extra scolastici, crearmi una carriera e mettere anche su famiglia.
E tutto prima dei trent’anni!
In realtà tutto prima dei venticinque anni, in cui conto anche l’anno sabbatico dopo il liceo.
Nonostante questo, alla domanda “Quali sono le tue competenze?”, ogni volta sulla mia faccia iniziano a materializzarsi punti interrogativi ed io resto lì perplessa cercando una risposta dentro di me.

Ecco… questa sono io: quoziente intellettivo più alto del 98% delle persone nel mondo, ma totalmente incapace di capire che tipo di animale sono.
Qualche anno fa definii il mio stile di vita come “…quello di un delfino che, pensando di essere un tonno, finì affogato sul fondo del mare, scordandosi di andare in superficie a respirare”.
Fino a ora mi sono vergognata della mia intelligenza, che è sempre stato un problema per tutti.
Così come la Principessa Qualcosa-di-troppo (se non avete mai letto Chiara Gamberale, fatelo adesso), ero sempre troppo: troppo veloce, troppo intelligente, troppo perspicace, ma allo stesso tempo troppo ansiosa, troppo nervosa, troppo pensierosa, troppo proiettata nel futuro.

 

Il leitmotiv della mia vita? “Dovresti imparare a tenere a bada i pensieri, non ti aiuta molto pensare così tanto”.

 

Grazie al ca**o

Sono arrivata a un passo dai trent’anni facendomi un sacco di domande a cui nessuno ha mai risposto, a cui nessuno ancora oggi sa rispondere. Per esempio, i problemi sociali derivano da un alto quoziente intellettivo, o è l’alto quoziente intellettivo a derivare dai problemi sociali?
Oppure, l’intelligenza a cosa serve giornalmente? Mi aiuta nel lavoro? (Spoiler: no) Mi aiuta nelle relazioni? (Spolier: no) Mi aiuta a comprendere l’universo e perché la risposta fondamentale sia 42? (Spoiler: no, ma si leggono un sacco di libri belli nel frattempo).

 

Ecco, questa sono io. Non ho grandi obbiettivi, spesso mi alzo la mattina ed inizio a piangere e proprio non vorrei dovermi alzare. Il pensiero di quella distanza che mi separa dal resto del mondo mi opprime, perché parlare con le persone mi sfinisce così tanto che, talvolta quando torno a casa la sera, non mi sento più nemmeno un essere umano reale, solo un involucro vuoto senza energie.

 

Perché questo è la plusdotazione: la consapevolezza di questa solitudine di fondo che ti pesa addosso come un macigno mentre i tuoi pensieri non si fermano mai, anche se vorresti.

 

Ma questo sentimento di incomprensione e solitudine, che deriva anche dalle poche conoscenze che si hanno sull’argomento, non deve essere così per tutti. Non deve essere così per me.
Ecco perché ho deciso di parlarne ad alta voce, di parlare di plusdotazione: dei pro e dei contro, di quei problemi che pesano, di quelle cose che invece sono bellissime e ti fanno pensare “Ca**oPerdincibacco, meno male sono intelligente!” .

 

Desidero che tutto questo sia di aiuto a chi fa parte dello spettro plusdotato e anche a tutti gli altri: ai genitori (che forse non capiscono mai totalmente i propri figli), agli amici (che ne sono spaventati), agli insegnanti (che sono lì a pensare che alla fine anche il giardiniere era un bel lavoro).

 

Sono un’adulta plusdotata, che ha scoperto da adulta di essere plusdotata, e questa è la mia storia.