Di che cosa stiamo parlando
La sensazione è un po’ quella di viaggiare così velocemente da essere lenti, da rimanere indietro. Come quando giochi a un simulatore di corse e riesci a superare tutti quanti, ma a un certo punto te li ritrovi davanti e ti viene l’ansia: quando è che sono finita in fondo alla fila?! Ma non sei in fondo alla fila, sei al secondo giro, solo che non te ne sei resa conto.
Ecco, la plusdotazione è così: sei al secondo giro ma nessuno te l’ha detto. E questo, in tutta onestà, fa un po’ schifo, soprattutto se non l’hai scoperto fin quando non sei stata adulta e hai passato tutta la vita a sentirti molto stupida.
Ecco, la plusdotazione è questo: tu non sei stupido, il tuo quoziente intellettivo è superiore a 130 in deviazione standard 15, mentre una persona neurotipica ha un qi che varia tra 85 e 115.
Questo significa che tu vedi il mondo in un modo totalmente differente, ma non capisci questa differenza. E la sensazione finale è quella di sentirsi profondamente stupidi.
Il che è ossimorico e quanto mai grottesco.
Di per sé si pensa che essere intelligenti sia una fortuna incredibile, perché Hollywood e decenni di letteratura ci hanno fatto credere che essere intelligenti significhi saper costruire a cinque anni un razzo spaziale che salva l’essere umano da un’apocalisse nucleare mentre risolvi un’equazione che nessuno ha mai risolto e alla fine trovi l’amore della tua vita (grazie Hollywood).
Diciamo che non è proprio così ma in compenso io da bambina avevo costruito un salvadanaio brutto con la colla vinilica e la carta igienica.
Sfatiamo quindi qualche mito: le persone intelligenti NON riescono a fare benissimo tutto quanto, al massimo imparano bene a fare alcune cose, e dato che sono veloci quelle cose le imparano presto. Ma si tratta di una minima parte del ventaglio di capacità che un essere umano può fare.
Ad esempio, statisticamente le persone intelligenti non sono brave nelle relazioni interpersonali, dato che sono molto insofferenti e si ritrovano spesso a non saper come comunicare con gli altri nelle situazioni più basilari, e hanno molto spesso problemi legati ai disturbi dello spettro autistico.
Non so onestamente dire quale sia la conversione, in questo senso, perché non ho trovato molti studi in proposito. Perché beh… nessuno, o quasi, studia la plusdotazione negli adulti e questo significa che se tu sei un adulto plusdotato puoi attaccarti al ca… arrangiarti.
Quello che ti viene detto? “Sei arrivato ad essere adulto, con un lavoro e una vita normale, quindi perché ti serve aiuto?”. Infine, come ciliegina sulla torta: se sei una DONNA ADULTA PLUSDOTATA praticamente non esisti.
Tu quindi ti ritrovi, come uno spaesato John Travolta in Pulp Fiction, a guardarti intorno cercando di capire intanto che significhi “vita normale” e poi come mai sembri essere l’unica a farsi delle domande. Tipo, appunto, per quale motivo nessuno abbia mai pensato a studiare la plusdotazione.
Ora, con tutto questo alle spalle, ho cercato dei dati, delle statistiche, per provare a rispondere almeno ad alcune delle mie domande. Ho trovato così poche informazioni a riguardo che mi sono quasi messa a piangere (ma questo mi capita quasi sempre quindi non è che sarebbe cambiato molto). L’unica cosa certa che si sa è che nello spettro della plusdotazione, secondo gli studi, risulta inserito il 2% della popolazione, circa.
Questo vuol dire che in Italia, su 60,39 milioni di abitanti, approssimativamente 1.207.800 persone hanno un quoziente intellettivo superiore a 130 punti di QI, con variazione standard 15.
Tutto il resto è nebbia. Quali sono i problemi della plusdotazione? Cosa significa davvero plusdotazione? L’intelligenza serve a qualcosa? Come la si può usare? Cosa si può fare per gli adulti plusdotati che lo scoprono solo da grandi e si ritrovano dispersi, scoprendo un lato di sé che non conoscevano e che li spaventa? Perché non si parla mai di plusdotazione?
Ma una domanda su tutte mi rimbalzava in testa: dove sono le 1.207.799 persone plusdotate in giro per l’Italia che io non conosco? Ecco perché sono qui, perché siete qui. Eh sì, perché se avete trovato questo blog avete anche voi le mie stesse domande. Io non sono uno psicologo e non vi darò nessuna risposta medica, non ne ho neanche per me, ma voglio parlare di cosa significhi essere plusdotato, di cosa significhi davvero. Servirà a qualcosa?
Non lo so, ma nel frattempo, faccio meme.
